San Valentino a Bangkok

Di , scritto il 08 Febbraio 2013

Sono arrivata a Bangkok alla fine della stagione delle piogge, fine ottobre 2012, raggiungendo il mio compagno, impiegato qui da un po’ di tempo a questa parte. Vivevo all’estero da tre anni ormai, ma in precedenza si trattava della comoda Europa, in Olanda, dove la vita sociale, le temperature e la stagionalità erano, diciamo, “normali”.

Lo shock è iniziato all’uscita dall’aeroporto Suvarnabhumi, periferia est di Bangkok, quando un’onda calda umida e carica di odori ha investito me e gli altri viaggiatori come un tornado. Ancora sopraffatta dall’emozione e intontita dal caldo tropicale, entro nel primo taxi libero (quelli con la luce rossa accesa) e ripiombo nell’aria condizionata del taxi “vintage”.

E’ cominciata allora la mia storia d’amore con Bangkok e i bangkokiani, con qualche incidente iniziale, come capita nelle migliori convivenze. Bangkok è davvero uno strano animale, una città che vibra come un diapason, a volte appare sospesa, come un miraggio. L’orizzonte di grattacieli costruiti tra catapecchie racconta la crescita veloce e senza controllo degli ultimi 20 anni. I palazzi sembrano piante cresciute troppo in fretta, che filano in alto.

Sulle strade vivono i Bangkokiani. Si sono abituati all'”MRT” (la metro) e alla “BTS” (una specie di metro-treno veloce non interrato, che attraversa la città) al posto dei tuk-tuk. Ma non sanno rinunciare alla tradizione di comprare cibo per strada, offerte votive e a tutto lo shopping disponibile in questo infinito mercato all’aperto.

Atterrata per amore a Bangkok, non riuscirò a sfuggire all’incombente San Valentino, in Thailandia. Chissà perché ho sempre avuto la presunzione che certe specialità fossero tutte italiane. Come se il resto del mondo non esistesse oltre confine, come se nessuna donna all’estero ricevesse mai una rosa, un anello, una promessa d’amore.

E’ la legge del contrappasso che mi fa vivere oggi nella nazione più a “cuoricini” che abbia mai potuto immaginare. I thailandesi vanno pazzi per l’amore, per le passioni, per lo strazio sentimentale, per i matrimoni, per il cuore. E di amore e di cuori ovunque ne trovi. Le scritte dei negozi riportano questa filia in mille modi diversi, con “ti lovvo” dedicato alla qualunque: cibo, vestiti, shopping. Caffè Amore Mio, Love Coffee e altre variazioni sul tema ridondano a Bangkok.

Il cuore è il mio preferito. Le bangkokiane sfoggiano cuori che è un piacere. Aspettano lo Sky Train davanti al binario, esili nei loro vestiti leggeri, tempestati di cuori di ogni foggia e colore. Cuori anche sulle scarpe, nei capelli, sulle borse. Il cellulare o l’iPad, oggetti di culto, grondano cuori penzolanti, di paillettes e fiocchetti. Sì, esatto, l’atmosfera si fa un po’ troppo insulinica, ma devo ammettere, al di là delle mie personali critiche, che queste donne sono perfette e mi piacciono.

Ho scoperto che le donne thailandesi sono delle tigri nascoste in questi tutù leggeri di organza, di cui si vestono per andare al lavoro. Sono donne passionali e dal forte temperamento. Sanno combattere e pestare i piedi, riescono a essere petulanti pur mantenendosi piacevoli e femminili. Ascoltano musica dolcissima e spezzacuore. Vivono in una costante telenovela. E come una radio impazzita, cambiano stazione improvvisamente e diventano simpatiche ridono, di tutto, diventano leggerissime, su tutto, non prendono più niente sul serio. Anche le cose molto serie. Così, come va, va. Come gira, gira: questo ho voglia di fare e questo faccio.

San Valentino diventa per loro il rito annuale per vivere la favola di un Amore. Per chi deve ancora sposarsi, questo è il giorno in cui si aspettano le promesse di matrimonio, in cui il loro partner, compagno e fidanzato deve saperle prendere per mano e dare loro un sogno da vivere ad occhi aperti. Ovviamente, è il trionfo del kitsch e dell’indigeribile, ma poi perché? Cos’è questo San Valentino, a parte un modo per spendere quattrini, se non l’ennesima occasione per una principessa di desiderare il proprio principe?

Se si lascia che uno spiraglio di ingenuità sopravviva al nostro cinismo di specie evoluta, vi posso garantire che questo bisogno di amore permea anche voi. E non vi lascia più andare. E così scopri che avresti voglia di comprarti un cuore adesivo da attaccare da qualche parte, oppure l’attrezzo per cucinare le uova a cuore.

Rimango in attesa di vedere questa città annegata di teneri palloncini e rosso “San” Valentino. Di riuscire a carpire le emozioni di qualche bangkokiana innamorata e felice, solitamente protette nella loro riservatezza verso gli estranei, specie se sono farang, stranieri. Nel frattempo faccio il pieno di musica strappalacrime e strappamutande, che fa sempre bene al cuore. E sogno a occhi aperti, anche se non sono a mandorla.

Rosanna Gaddoni (Bangkokiana)


1 commento su “San Valentino a Bangkok”
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