Angelina Jolie (nella foto) di tatuaggi ne ha parecchi come, del resto, tantissime persone nel mondo. In Italia, il tatuaggio è diventato una moda e negli ultimi anni si è assistito a un vero e proprio boom, con tantissimi ragazzi e ragazze sempre più ricoperti da questi disegni abilmente impressi sulla loro pelle.
Eppure se aumentano i consensi a favore del tatuaggio, aumentano anche i ripensamenti e le richieste di rimozione. E’ quanto dimostra uno studio del Texas Tech University Health Sciences Center, pubblicato sulla rivista The Archives of Dermatology.
Secondo lo studio a cambiare idea sarebbero in prevalenza donne tra i 24 e i 39 anni, single e con un’educazione universitaria che hanno deciso di eliminare ciò che doveva essere “per sempre” per diversi motivi: semplice decisione di toglierlo (58 per cento), imbarazzo in pubblico (57 per cento) o percezione di una diminuzione della propria immagine (30 per cento), un nuovo lavoro (38 per cento), problemi con i vestiti (37 per cento), esperienze di emarginazione sociale (25 per cento), occasioni particolari, come ad esempio un matrimonio (21 per cento).
“Sebbene anche gli uomini debbano sopportare alcuni problemi sociali a causa di un tatuaggio, sembra che le donne vadano incontro ad una maggiore stigmatizzazione una volta che il tatuaggio comincia a causare loro imbarazzo, commenti negativi da parte degli altri, problemi con l’abbigliamento, e quando non soddisfa più il loro bisogno di unicità – commenta Myrna Armstrong, coautrice dello studio che aggiunge – piuttosto che avere un tatuaggio visibile, anche in una società come quella attuale, le donne preferiscono scegliere una zona del corpo sotto il loro controllo, che possano coprire a loro piacimento”.
Voi dei tatuaggi cosa ne dite? Io ne ho tre e non li cancellerò mai, né me li sono fatta per nasconderli agli occhi del pubblico, o piuttosto, non presto attenzione al fatto che si vedano oppure no, altrimenti mi sarei limitata ai disegni sul quaderno!
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maggio 26th, 2009 at 9:46 am
io personalmente credo che il 60-70% delle persone(sopratutto ragazzi sempre più giovani)si faccia tatuare preso più dalla smania di una moda che dal volerlo fare veramente xkè piace a se stessi,credo giusto quindi che si ricorra all’eliminazione anche se penso che la scelta più opportuna sia quella di decidere con calma nell’arco di tanto tempo e convinzione nel farlo,mente secondo me molto spesso non è cosi’,i gusti delle persone cambiano e anche l’aspetto bisognerebbe sempre tenerlo ben presente quando si fa un tattoo perchè potrebbe non starci bene come quand’eravamo giovani o non rappresentarci più per come siamo adesso.
Personalmente credo che i tatuaggi migliori siano quelli piccoli o medio piccoli in parti che comunque puoi a volte coprire e che non si deteriorino troppo nel tempo, un tatuaggio sulla schiena puo’ essere molto carino al contrario di una schiena completamente ricoperta,ma questi poi sono gusti,ma in ogni caso inviterei a riflettere sopratutto alle ragazzine che si fanno tatuare fondoschiena o ventre,fianchi, che quando poi avranno figli o semplicemente ingrasseranno o diminuiranno di peso anche il tatto si deformerà inevitabilmente,quindi se volete una cosa discreta ma anche sensuale molto meglio scegliere altre parti che resteranno piu’ o meno uguali nel tempo,in modo da nn trasformare un tatuaggio carino in orrendo.
settembre 9th, 2009 at 4:23 pm
Complimenti all’autrice per la sua abilità matematica! Secondo l’autrice dell’articolo, i risultati si basano su un campione di intervistate che invece di essere composto dal 100% delle intervistate, come in tutte le ricerche scientifiche, è composto dal (58 per cento) + (57 per cento) + (30 per cento + (38 per cento)+ (37 per cento), +(25 per cento), +(21 per cento =…. ahahah.
Un minimo di attenzione! Anzi credo che l’espressione “non superficialità” sia una bella idea anche per un tatuaggio….(che in effetti è una cosa che sta in superficie)
luglio 15th, 2010 at 10:25 am
[...] che, avendo buona parte della pelle scoperta, si ha voglia di decorarla (anche se non mancano i ripensamenti in [...]